AUTO`S PASSION

"Il mondo dell'automobilismo è un mondo fantastico poiché creato dalle gesta di eroi e perpetuato nel tempo da tutti quegli appassionati e collezionisti, che con il loro impegno contribuiscono a mantenere vivi tali ricordi e a ricreare nuove emozioni"

Le News della Settimana - 13 > 20 Ottobre

“The Order Of The Knights Of The Road“

 

https://www.instagram.com/p/DC6rWkyibVr/?img_index=3

"The Order Of The Knights Of The Road" was a real-life chivalric organization in the UK, sponsored by the News of the World newspaper, particularly during the 1950s and 1960s. It encouraged courteous and kind behavior among motorists to reduce accidents, with car badges awarded to members for acts of kindness, good Samaritan deeds, or upholding high standards of driving. While the name might sound like an adventure or fictional story, it was a real initiative to promote safe and courteous driving during the golden age of motoring. 

Purpose of the Order 

Promote Courteous Behavior:

The primary goal was to instill a sense of honor and chivalry among drivers, especially given the high accident rates at the time.

Encourage Good Samaritan Deeds:

The Order recognized and rewarded motorists who performed acts of kindness or helped others on the road.

How it Worked 

Car Badges:

Motorists who qualified or performed notable deeds received a special white metal car badge, often embellished with blue enamel.

Levels of Membership:

There were different levels of membership within the Order, reflecting different levels of achievement or commitment to its ideals.

Legacy 

A Symbol of a Bygone Era:

The badges and the concept represent a nostalgic look at a time when public awareness campaigns sought to improve road safety and courtesy.

Stories of Heroism:

The initiative was featured in the News of the World, with reports of "heroic" acts and the benefits of a more chivalrous approach to driving.

SBARRO


𝗦𝗕𝗔𝗥𝗥𝗢 𝗚𝗢𝗟𝗙 𝟵𝟮𝟴 𝗲 𝗖𝗛𝗔𝗟𝗟𝗘𝗡𝗚𝗘

Se non conoscete Franco Sbarro e le sue opere, credeteci, vi state perdendo un bel pezzo di mondo delle automobili. Franco, nato nel 1938 nel Salento, ha dato vita alla Sbarro, un’azienda che produce auto disegnate dallo stesso Franco: auto concepite per essere prodotte in una piccolissima serie, proposte a cifre da collezionisti, e che non passano certo inosservate. Questa Versus vi propone due creazioni della Sbarro: la Golf 928 S4 e la Challenge 3.3 turbo.

La prima nasce dalla folle idea di piazzare la meccanica di una Posche 928 sotto l’abito di una Volkswagen Golf mk1: immaginate quale lavoro possa esserci dietro il trasformare un’utilitaria a trazione anteriore che ospita 4 cilindri da 1.1/1.8 cc in una sportiva a trazione posteriore che deve abbracciare la meccanica della Porsche 928 S4, ivi incluso il 5 litri v8 da 320 cavalli. Non pago dell’impresa meccanica, Franco Sbarro vuole pure incastonare gli interni della granturismo di Stoccarda nell’abitacolo del mostro appena creato. Le dimensioni cittadine della Volkswagen sono state “viagrate”: dai 371 centimetri originari si è passati ad una lunghezza di 4,20 metri (+49cm) e la larghezza, di pari passo, è aumentata di 22 centimetri, passando da 163 a 185 cm. La Golf 928 S4 monta al posteriore 2 stupendi fari di impronta Mercedes che le conferiscono ulteriore fascino.

 In cambio di una cifra attorno i 70 milioni di lire del 1986 (97.325€ di oggi), il produttore svizzero vi garantisce che la vostra Golf farà girare la testa a molti: era “data” per 265km/h di velocità massima e, in effetti, raggiungeva i 256,6km/h effettivi a 5,910 giri al minuto in quinta marcia (la Porsche 928 S4 aveva una velocità massima dichiarata di 270km/h). Eccellente era anche l’accelerazione: nonostante un peso atipico per una Golf (1.584kg in ordine di marcia), la Sbarro scattava da 0 a 100km/h in appena 6”45 chiudendo il chilometro in 26”31 con una velocità d’uscita di 200,4km/h!!!

Il v8 Porsche era poderoso anche in ripresa: la Golf di Sbarro passava da 80 a 120km/h in quinta marcia (riprendendo da 1.840 g/min.) in soli 10”37 mentre la frenata era meno efficace, dato che si arrestava da 100km/h in 48,6 metri.

I consumi sono più da Porsche che da Golf, con percorrenze medie di 6,7km/litro (e un minimum di 5,7km/litro in città): fortunatamente anche il serbatoio è da Porsche (86 litri di capienza) e supporta l’autonomia per 576 chilometri senza bisogno di sostare.

La Challenge è un’oggetto inventato da Franco Sbarro nel 1985 e perfezionato con due evoluzioni: quella “finale”, del 1987, si basa, anche lei, sulla meccanica di una Porsche ma la cosa più stupefacente resta il suo design totalmente orientato a offrire il miglior coefficiente aerodinamico possibile, tanto da risultare pari a 0,26 cx. Per arrivare a tanto si è rinunciato a tutto, anche agli specchietti retrovisori esterni che sono stati sostituiti da una videocamera integrata nel paraurti posteriore. Innestando la retromarcia, le immagini vengono inviate ad uno schermo a tubo catodico posizionato al centro dell’abitacolo. Lusso nel lusso, è presente anche un lettore di videocassette VHS per godersi l’esperienza cinema a bordo. Ma la cosa più incredibile della Challenge è che si tratta di una 2+2, ovvero che il suo abitacolo è conformato per ospitare due passeggeri ai posti posteriori, nonostante un’altezza da terra di soli 105 centimetri. Spinta dal boxer turbo di derivazione Porsche 911, adotta anche la stessa trasmissione a 4 rapporti: il suo eccellente Cx le consente di arrivare a ben 273,3 km/h a 5.780 giri al minuto (ovviamente in quarta marcia), non lontana dai 280 dichiarati. L’accelerazione è favorita sia dalla coppia del turbo che dagli enormi pneumatici posteriori 335/45R15: lo 0-100 è archiviato in 5”37 e il chilometro percorso in appena 24,36 secondi! Anche in ripresa la Challenge mette a segno ottime performance, chiudendo l’ “80-120” in appena 9”07 nonostante una quarta da 317km/h a limitatore che la “costringe “ a riprendere da soli 1.690 giri/min.

I consumi della Challenge sono elevati ma più contenuti rispetto alla Golf: percorre mediamente 7,2 chilometri con un litro di benzina e con 85 litri di serbatoio arriva a un’autonomia media di 613km.

Per la Challenge Sbarro annunciò una produzione in una serie di dieci esemplari ma dagli archivi pare ne siano stato costruite solamente otto: furono vendute a collezionisti di prestigio in Germania, Svizzera, Giappone…alla cifra di 320.000 franchi svizzeri del 1987, equiparabili a ben 365.850€ di oggi.

Avevate mai sentito parlare di Sbarro e delle sue incredibili creazioni? E’ inutile chiedervi se ne avete mai vista una di queste svizzere dal vivo, perché sono tra le auto più rare al mondo e incontrarne una è un evento unico!

https://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Sbarro 

ZIL-4102

 

ZIL-4102 – Il Vento del Cambiamento che non soffiò mai

La vedi lì, scolpita nel metallo e nel mistero, con le sue linee squadrate e futuristiche, quasi americana, ma con il cuore gelido della Moscova. È la ZIL-4102, un progetto ambizioso e segreto del 1988, nato negli anni più turbolenti dell’Unione Sovietica. Doveva essere l’auto del cambiamento, “Ветер перемен” – Il vento del cambiamento, ma quel vento si fermò prima ancora di sollevare la polvere dell’asfalto.

🔹 Un progetto per l’élite

La ZIL-4102 era stata pensata per sostituire le enormi e ormai antiquate limousine sovietiche usate dai membri del Politburo e dagli alti funzionari dello Stato. Doveva essere più moderna, più leggera, più sofisticata. Era, in pratica, una limousine vestita da berlina americana, un esperimento stilistico che avrebbe fatto impallidire Cadillac e Lincoln dell’epoca.

ZIL, la storica casa automobilistica di Mosca, era responsabile da decenni delle auto per i leader dell’URSS: da Krusciov a Brežnev. Ma con la 4102, si tentò una rivoluzione interna. Carrozzeria in alluminio, linee tese, fari rettangolari, una strana eleganza che mescolava Est e Ovest. Un design che non ti aspetti, che sembra parlare in inglese con un forte accento russo.

🔹 Dietro il volante: tecnologia e sogni

Tecnicamente, la ZIL-4102 rappresentava un’evoluzione rispetto alle mastodontiche berline 4104. Era più corta, più leggera (circa 1.700 kg contro i 3.400 della 4104), e doveva offrire una guida più gestibile, più adatta a una nuova classe dirigente in trasformazione.

Il motore? Un possente V8 da 7.7 litri, con cambio automatico, trasmissione posteriore e una comodità da salotto sovietico. Interni rivestiti in velluto o pelle, vetri elettrici, aria condizionata e ogni comfort pensabile all’epoca. Nulla da invidiare alle auto occidentali, anzi: in molti la paragonano a una Cadillac Seville o a una Lincoln Town Car, ma con l’anima russa.

🔹 Il contesto: fine di un'epoca

Ma il destino della 4102 era già scritto. Il progetto nacque nel momento sbagliato. Siamo nel 1988, l’URSS sta crollando. Gorbaciov parla di Perestrojka, la gente manifesta per la libertà, le repubbliche baltiche vogliono l’indipendenza. In questo contesto instabile, un’auto di lusso per i funzionari del partito non aveva più senso. La ZIL-4102 era lussuosa, ma fuori tempo massimo.

Solo 2 prototipi vennero costruiti, e rimasero nei garage del costruttore come reliquie di un passato che stava già sbiadendo. Non venne mai immatricolata per la produzione di massa, e non fu mai utilizzata ufficialmente da nessun leader sovietico.

🔹 Il simbolo di un paradosso

Questa macchina è il simbolo perfetto di un sistema che voleva cambiare, ma troppo tardi. Una nazione che provava a modernizzarsi con le forme di un sogno occidentale, senza però rinunciare al peso delle sue origini.

La ZIL-4102 è oggi un pezzo unico, rarissimo, che vive solo nelle fotografie e nelle memorie di pochi collezionisti. È la Cadillac del Cremlino che non fu mai, l’ultimo sussurro di lusso dell’URSS, inghiottita dalle riforme, dalla povertà e dalla fine imminente.